Parentesi da riempire: diario di quarantena.

Sono tornato in Sicilia, da Torino (dove studio), il 13 marzo. Per le successive 2(+1) settimane mi sono isolato per debellare ogni probabilità di essermi beccato il COVID-19 in un appartamento attiguo al mio, sullo stesso pianerottolo. Qui è nata l’idea di tenere un diario di quarantena con pensieri più o meno giornalieri, qualche consiglio musicale, i libri che ho letto e i film che mi hanno intrattenuto. Un modo per riempiere l’intercapedine di una due parentesi in cui, come tutti, mi sono ritrovato senza rendermene conto.

 

Giorno 1_13/03/20

La mia tranquillità in questi giorni è stata screpolata dalla perenne ansia di non sapere come sarebbero stati i miei domani. I domani di ogni oggi erano incertezze. Solo quando il giorno si avvicinava alla chiusura potevamo tirare un sospiro di sollievo. Nella sfiancante attesa di una notifica, di una mail, di una notizia, di un messaggio; ma anche di pareri non richiesti, messaggi inoltrati e vocali da interrompere dopo qualche secondo.
Così siamo arrivati a oggi, un giorno che abbiamo faticato a portare a termine. Ma sono arrivato a casa e ho lasciato parte delle ansie attaccate ai guanti che ho indossato per tutto il viaggio e che ho subito gettato.
Una parte di ansia è rimasta dentro me sotto forma di fastidio al palato, che è iniziato da quando ho capito che questa situazione non sarebbe passata facilmente. Quella del Covid-19, intendo. Dal momento che mi trovo costretto a stare per quattordici giorni da solo in questa casa dalle pareti pastello, era giusto ricordare per sempre questo momento così importante al livello personale e pubblico. Questi giorni saranno la fotocopia di quello precedente: campanelli che suonano, letti da fare, stufette da accendere, controlli alla gola.
Ma ci saranno le musiche che mi rilassano, il parlare degli uccelli e gli infiniti orizzontali da ogni finestra di questa casa.
Sarà sempre bello nonostante la minaccia costante.

Ho letto “All you need is kill” di Takeshi Obata (fumetto)

Ho ascoltato  “Paint The Sky With Stars” di Enya

Giorno 2_14/03/20

I giorni finiscono con un accumularsi di fastidi che la mattina scompaiono perché la notte ha disinfestato la mente da ogni preoccupazione. Oggi nulla di particolare. Ho finito un libriccino, visto qualche ricetta in televisione. Fra un po’ mi lavo in una rudimentale vasca con le manopole, costretto a star chinato sui talloni. Vedrai che mi ammalerò per colpa di quella vasca.
Non mi sono mai affezionato tantissimo a questa casa. Non ero d’accordo quando i miei hanno deciso di acquistarla. Allora ero poco più che quattordicenne e il mio parere, com’è giusto che era, non contava molto per questioni così importanti. Mi infastidiva lo “stringere la cinta”, espressione proverbiale di mia madre che voleva dire che dovevamo spendere i soldi per lo stretto necessario.
Ora sento che questi giorni qui finiranno con un legame in più che io sono riuscito a stringere con un luogo. In fondo, questo tipo di legame è per me il più importante da stringere. Così, dopo qualche tempo passato a stringere la cinta, posso dire che ora ne è valsa la pena. Senza questa casa che affaccia in uno scorcio di mare non sarei potuto ritornare a casa per un po’ di tempo.
In questo tipo di legame sono contenute anche le persone. I luoghi esistono solo se abitati. Quest’ultimo concetto mi sarà chiaro domani o forse mai.
Ma l’ho pensato e nella sua fugacità va immortalato.
L’acqua della vasca era fredda, ma il calore di questi versi è servito a sopportare le gocce fredde che scivolavano in tutto il corpo:
“What I have in heaven, hell
You called, I came, stand tall through it all”

Questo giorno sta per chiudersi avvolto dall’odore della pizza fatta in casa che si diffonde per tutto il palazzo.

Ho letto “No one is too small to make a difference” di Greta Thumberg

Ho ascoltato “22 A Million” dei Bon Iver

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