“Se vuoi vivere felice”, Fortunato Cerlino

“Damme na mano, – dice mia madre all’improvviso – Arapeme sti buccacci ‘e pummarola”

Riuscite ad immaginare quanto sia difficile andare alla ricerca del tempo libero anche quando c’è ma è davvero poco? Questa domanda da un milione di dollari serve ad introdurre un pensiero semplice e poco pretenzioso: ho già bisogno di un mese (almeno) di vacanza. Chi ci crederebbe? Nessuno, è logico: l’università è cominciata da neanche due mesi. Ma questo articolo non vuole mica essere un vademecum di quello che mi passa per la testa né di quello di cui avrei bisogno. Se lo fosse, toglierebbe tempo al libro che mi appresto ad introdurre. E non sarebbe corretto. È inutile allungare il brodo per infittire il mistero che accerchia questo libro. Tanto sapete che vi sto per parlare di “Se vuoi vivere felice” di Fortunato Cerlino edito da Einaudi Editore. Altrimenti non sareste qui. No di certo. In ogni caso, avete fatto bene a venirmi a trovare in questa pagina, qualsiasi sia il vostro intento.

Fortunato, che porta il nome del suo autore e che di lui ha molto, è un bambino che abita a Pianura, nella periferia napoletana nei primi anni Ottanta. Le sue giornate trascorrono alla ricerca degli stessi desideri che non riesce mai ad acciuffare: una porzione di cibo in più nel piatto, l’attenzione di suo padre, l’amore di Anna. A parte l’amore non corrisposto, sempre difficile (ahimè!) da conquistare, anche se hai otto anni!, il resto non dovrebbe essere così difficile da ottenere. E invece in mezzo c’è la povertà di una famiglia che deve calcolare al centesimo ogni spesa e un padre che dopo aver perso il lavoro non è in grado di vedere il bicchiere mezzo pieno.

“Penso a domenica prossima, quando saremo come sempre riuniti intorno al tavolo. So già che sarà l’ennesimo pranzo di cose non dette, di sguardi nervosi e parole ingoiate”

La prima reazione fisiologica che mettiamo in atto quando sentiamo la mancanza di qualcosa è usare la mente per possederla. Mi correggo. Per vivere l’illusione di possederla. A questo meccanismo Fortunato ha fatto il callo, trasformando l’illusione in un sogno tridimensionale che lo salva ogni qualvolta non riceve ciò che vuole o quando la realtà è davvero troppo brutta per essere vissuta. Usa talmente tanto il potere dell’immaginazione che in famiglia lo chiamano ‘o strologo, quello che pretende di sapere le cose. E suo padre, che è un uomo fortemente pragmatico schiva ogni idea che rimane allo stato gassoso.

Da grande Fortunato vorrebbe poter fare l’astronauta, l’attore o il cantante neomelodico. Forse vorrebbe fare tutt’e tre le cose insieme perché, in fondo, un sognatore è capace di fare ogni cosa. Ma il sogno che più di tutti gli scombussola le viscere è quello di andare lontano, svuotare della sua presenza quella casa buia, lasciare più spazio nel piccolo letto che condivide con i suoi fratelli e la nonna.

“C’è un posto, oltre alla “valle in fior”, dove è possibile essere felici, ed è nelle bugie, nelle invenzioni, nelle fantasie. Perché se non può essere vissuta, la felicità può comunque essere recitata, e se la reciti bene può diventare vera.”

“Se vuoi vivere felice” è un romanzo di autentica genuinità, che non ha paura di svelare l’altra faccia della medaglia, ma che anzi la indossa come il più prestigioso dei premi. In quello che dice, nelle decisioni che prende, Fortunato è sempre pronto a dirci: “Io sono questo e non posso farci nulla”. E la storia di Cerlino è una finestra in una Napoli macchiata dove la luce non serve a mettere in risalto le brutture, ma a far distrarre l’occhio per indirizzarlo verso qualcosa di bello. Come bello è il mondo fantastico che il piccolo Fortunato abita.

Se Fortunato Cerlino, il Don Pietro Savastano di Gomorra, in televisione ha dato prova di saper indossare la veste del cattivo, in questo romanzo dà vita ad un bambino che porta, con il suo modo di fare, un po’ di luce in ogni vicolo cieco. Nonostante, spesso, tra il dire e il fare ci siano di mezzo cose più grandi di un bambino, nonostante le deviazioni in cui ogni tanto inciampiamo anche noi grandi. Nessuno escluso.

A presto,

Loris

 

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