“Le ragazze nello studio di Munari”, Alessandro Baronciani

il

“Chi non muta è destinato a morire o, peggio, a invecchiare.”

Nebbia. Tanta nebbia. Immagini sfocate, gesti ripetuti metodicamente: una saracinesca che si apre per essere richiusa qualche ora dopo, la pressione alternata sulla tastiera del pc. E poi ci sono le ragazze e pensare a loro è un ricordo nostalgico ma un po’ doloroso. Perché adesso le ragazze non ci sono più: Sonia è ritornata a Ravenna, Chiara abita in una casa nella campagna fiorentina circondata dal silenzio, Fedra non è più tra i libri usati e messi in ordine.

C’è lo scherzo, le chiacchiere tra un bicchiere e un altro, c’è il desiderio che si trasforma in amore e fare l’amore diventa un mezzo per scoprirsi dall’interno. Poi l’amore finisce e si rimane sotto le coperte fino al mattino. La sensazione è quella di aver trovato un frammento di una lettera o di un diario dove ci si confessa e facendolo si capiscono molte più cose di noi, degli altri. “Le ragazze nello studio di Munari” di Alessandro Baronciani pubblicata da Bao Publishing, è un graphic novel dove l’inchiostro nero svela silenzio e ricordi. Un lungo discorso che Fabio, il narratore, offre forse per essere compreso o forse perché il bisogno di una catarsi è diventato opprimente.

“Dopo che era andata via, mi ricordo di essere tornato a casa e di aver pensato: sono riuscito a lasciarla. Cercai un cd da ascoltare in quel momento.”

Raccontare la storia di questo romanzo grafico sarebbe poco corretto: la trama è un lungo discorso fatto di immagini, considerazioni, luoghi. Se la graphic novel di Baronciani è già valida per il suo contenuto, lo è ancor di più perché l’autore, rifacendosi all’opera di Munari, offre una esperienza di lettura multisensoriale tramite elementi di cartotecnica: fogli da lucido, forature, inserti in tessuto e altro. Gli inserti aumentano l’esperienza di lettura, già potente solo per l’uso calibrato delle parole e diventano fondamentali per la comprensione di ogni sensazione.

Oltre al richiamo stilistico dell’opera di Munari, nella storia, Fabio esprime fin da subito la sua passione per il designer e grafico italiano: nel suo negozio di libri usati possiede molte prime edizioni autografate, ma quella a cui tiene di più è un libro con l’autografo di Munari. “Le ragazze nello studio di Munari” ha anche il vantaggio di introdurre alcune regressioni che mirano a far luce sulla figura di Bruno Munari anche per chi non conosce questa figura.

“Dovrebbe sempre essere la ragazza a dare il numero di telefono a un ragazzo. È una questione di correttezza. Altrimenti sembra subito che ci stai provando. Ci sto provando.”

Terminato il libro di Baronciani si ha la sensazione di aver avuto il privilegio di ascoltare una conversazione intima e privata, destinata a pochi. Indubbiamente uno dei graphic novel più belli di questo anno.

A presto,

Loris.

 

 

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