“Il club degli uomini”, Leonard Michaels

“Se la storia la fanno gli uomini, le donne la indossano sul viso e sul corpo.”

Fin da piccolo sono sempre stato costantemente circondato da femmine. Sono l’unico maschio tra le cugine e le mie estati con le ginocchia sbucciate le ho trascorse giù in strada insieme a due bambine, le mie storiche amiche d’infanzia. Al liceo, in classe, le ragazze superavano numericamente noi ragazzi. Anche adesso, all’università, ho conosciuto più colleghe che colleghi. Sono sempre stato abituato ad avere più amiche femmine e credo che questo abbia aumentato in me una certa sensibilità verso le cose. Poi, parlo per esperienza, l’amicizia tra me e una ragazza si è sempre dimostrata più stabile.

Da piccolo però, delle volte, avrei preferito un po’ più di compagnia maschile, anche solo per simulare una guerra mondiale o un attacco alieno con i miei giocattoli. Ho comunque avuto sempre la fortuna di non sentirmi mai limitato. Tutt’ora se una mia amica è nel suo periodo, e io voglio andare a mare, posso contare su un’altra amica disponibile.

“Mi pesava la solitudine, ma darmi da fare non era nel mio stile.”

È strano ma ho trovato per la prima volta un gruppo maschile con cui entrare in contatto tra le pagine de “Il club degli uomini” di Leonard Michaels, pubblicato da Einaudi Editore. Se è scaturito in voi un senso di compassione nei miei confronti, mettetelo da parte. Non vi preoccupate, sto bene.

“Il club degli uomini” è un libro che ha l’atmosfera di una discussione tra amici, dove qualche aneddoto e un bicchiere di vino danno accesso ad un luogo in cui confessare sentimenti e stati d’animo. Si parla così di passati non ancora troppo remoti, di storie d’amore finite male e di situazioni da cui non si riesce ad uscire. Ma si parla anche e soprattutto di sensazioni universali che riguardano ogni partecipante del club. Dall’altra parte ci sono le donne americane che in questi anni Sessanta sono alla ribalta: si curano, si fanno vedere più spesso, parlano di politica, di soldi, si arrabbiano. Escono così dal limitato appellativo di mogli e si creano un’identità riunendosi, fondando dei club e mescolandosi tra gli uomini. Quest’ultimi, dalla loro parte, non sono abituati a riunirsi per parlare di qualcosa che non sia il lavoro, il football o della sventola di turno appena passata vicino al bancone del bar.

Ma questa è una concezione sbagliata perché gli uomini, quando sono insieme e parlano di quello che sentono riescono ad essere più deboli e sensibili delle donne. “Il club degli uomini” narra di un’unica serata trascorsa nella taverna del “bravo ragazzo” Cavanaughuomo in carriera e con alla spalle una lista a due zeri di donne che lo hanno  reso felice. Il narratore, il settimo componente del gruppo, viene invitato con la scusa di partecipare  ad “una normale occasione sociale al di fuori del lavoro e del matrimonio”. 

“Nel bel mezzo di una partita, mentre il pubblico mi acclamava, mi succedeva di pensare che non era un granché di vita, perché a casa mia non c’era amore.”

Il narratore seppur titubante, partecipando a questo incontro, ha l’occasione di conoscere sei uomini diversi, ognuno con il proprio bagaglio di occasioni mancate e gesti sconclusionati fatti senza troppo peso. Così racconto dopo racconto, anche i più silenziosi riescono a trovare un loro spazio tra le storie degli altri uomini. Si compone un mosaico di storie in sequenza capaci di dimostrare una vivida e preziosa testimonianza su cosa voglia dire essere un uomo. Ma il significato non è confinato solo agli anni Sessanta. “Il club degli uomini” è un classico contemporaneo perché capace di andare oltre i Sessanta, i Settanta o gli Ottanta. Arriva fin qui, più moderno dell’ultimo smartphone.

Ricostruendo un dialogo tra persone, il libro nelle sue 130 pagine è coinciso e fluido. Nonostante le uniche occasioni di movimento della trama siano affidate ai racconti degli uomini, Michaels riesce a catturare la nostra attenzione perché ci chiama a prender parte ad un’assemblea dove bisogna  saper ascoltare, ancor prima di saper raccontare. Scene brillanti e dialoghi intelligenti danno ritmo ad un libro che mi lascia oltre ad un bel ricordo, un luogo in cui fare ritorno.

A presto,

Loris.

 

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