Per la giornata mondiale del libro parliamo del “Promuovere la lettura con il social reading: l’inatteso ruolo di Instagram”.

Qualche settimana fa, Sara Orlandi una studentessa prossima alla laurea magistrale in Lettere moderne, mi ha contattato per una intervista su cose che ormai, fanno parte della mia quotidianità: Instagram, blog, creatività, social reading, stories e community di lettori. Sono immensamente lusingato dell’interesse nei riguardi del mio parere, soprattuto perché questa intervista è servita per la stesura della tesi di laurea di Sara in biblioeconomia. Il titolo della tesi: “Promuovere la lettura con il social reading: l’inatteso ruolo di Instagram”. Pane per i miei denti, insomma.

Sara si è laureata lo scorso 27 marzo e io non posso che farle un mega augurio, nella speranza che possa mettere a frutto tutto ciò che ha imparato nei suoi anni universitari e che non smetta mai di imparare.


  • Com’è nato @loris_inthebook?

Sarà banale dirlo, ma il mio progetto su Instagram è nato semplicemente con una foto, rispondendo ad un tag in cui bisognava mostrare il libro appena terminato, il libro in lettura e il prossimo che avrei letto. Prima di questa foto avevo un profilo come tutti gli altri: foto di cagnolini, di paesaggi e altre cianfrusaglie di vita quotidiana. Era il maggio del 2014: Instagram aveva ancora le sue limitazioni del rapporto 1:1 nella dimensione delle foto, niente stories e filtri invasivi. Io, invece, avevo scoperto il piacere della lettura da appena qualche mese. La foto è stata scattata di sera, senza pensarci, con la sola luce artificiale di una lampadina e con la trapunta a strisce colorate del mio letto a fare da sfondo. Posso quindi dire che il progetto @loris_inthebook è nato con la foto più brutta che io abbia mai scattato.

  • Il tuo percorso è stato un po’ controtendenza: a differenza della quasi totalità dei blogger che utilizzano i social network per promuovere il proprio spazio online, tu hai fatto il contrario. Come mai?

L’idea di scrivere, in generale su qualcosa, mi ha da sempre accompagnato dai primi anni di liceo. Però non è mai stata così forte da prevaricare sulla voglia di scattare foto ai miei libri. Solo dopo ho capito che potevo unire le due cose. Al liceo ho vinto diversi premi di scrittura, sia locali che nazionali, ero conosciuto prima ancora per la mia capacità nello scattare composizioni con all’interno libri e solo in un secondo momento per recensirli. Volevo prima assicurarmi un seguito, ho scoperto poi con sorpresa che molti non aspettavano altro. Ho pensato anche che avevo bisogno di più spazio più ampio per parlare e dove sentirmi più libero di approfondire i miei pensieri e il blog è stato il posto giusto per farlo.

  • Come è cresciuta la tua attività sui social e sul tuo blog?

Crescere sui social vuol dire lavorare anche piano ma con una certa costanza. Non vado dietro alle insights di Instagram né agli algoritmi che influenzano le visualizzazioni del mio profilo e delle foto contenute all’interno. Quest’ultime hanno giocato un ruolo fondamentale per essere conosciuto all’interno di una community sempre in crescita. Chi mi segue apprezza sia il blog che la mia galleria Instagram. Sono molto fiero di ciò, lo prendo come un’importante incoraggiamento che mi spinge ad alzare sempre il livello delle mie fotografie.

  • La tua creatività è senza limiti: come nascono le tue idee?

È la domanda che spesso mi sento rivolgere ma a cui non so dare mai una risposta certa. Di base, non mi impongo mai scadenze, né date per pubblicare delle foto. Semplicemente aspetto che una idea valida si concretizzi in una foto. Credo che imporsi a tutti i costi delle scadenze crei foto banali, scontate. L’obiettivo delle mie foto è quindi quello di presentarsi a chi le guarda come originali e creative. Mi piace pensare al mio profilo Instagram come un posto che può essere visitato quando se ne ha voglia. Spesso l’idea improvvisa per una foto si tramuta in uno schizzo frettoloso su di un foglio con segnati dettagli e accorgimenti. Ma molto spesso partendo da questa base è sul punto di scattare una foto che aggiungo dei particolari. Con il passare del tempo ho imparato a non accompagnare il libro con una composizione che sia fedele alla trama. Spesso gioco con i colori della copertina, che poi è quello che mi piace fare!

  • Collabori con alcuni editori molto conosciuti, come Feltrinelli ed Einaudi, ma anche con quelli indipendenti. Come nascono queste collaborazioni e quali sono state (o sono) quelle più interessanti?

Una delle conseguenze più soddisfacenti dell’avere un profilo e un blog a tema letterario è stato l’essere contattato dalle case editrici italiane più importanti tra cui Feltrinelli Editore ed Einaudi Editore. Grazie a loro ho l’opportunità di crescere e di incontrare e parlare direttamente con alcuni tra gli autori più validi del nostro tempo: Ian McEwan, Roberto Saviano e Gianrico Carofiglio. Quando ho visto le mail dei loro uffici stampa sono andato in giro per casa gridando dalla gioia. Sono molto orgoglioso che editori così importanti e storici abbiano affidato ad un ragazzo giovane come me la condivisione dei libri da loro pubblicati. Poi ci sono state tante altre collaborazioni sia con brand che altre case editrici indipendenti. Le case editrici sono sempre colpite dalle mie foto e sono curiose di vedere cosa invento con i libri da loro pubblicati.

  • In relazione alle tue collaborazioni, cosa ne pensi della promozione della lettura attraverso i social (in particolare Instagram) e cosa ne pensano gli editori? Credi stiano cominciando a intuire l’importanza di questi mezzi di comunicazione e della promozione fatta “dal basso”?

Instagram ma anche il resto dei social sono diventati i nuovi mezzi per pubblicizzare un prodotto e il brand che lo crea. Credo sia la pubblicità del futuro, dato che guardiamo sempre meno tv e l’unico modo per venire a conoscenza di nuovi prodotti sia solo su i social. Anche per gli editori è così, c’è sempre gran fermento quando viene annunciata l’uscita di un nuovo libro anche perché i vari utenti possono scambiare pareri sull’autore e consigliare altri libri da lui scritti. Gli editori affidano saggiamente la condivisione dei loro libri ai profili più seguiti e noti così il raggio d’azione della comunicazione arriva a colpire molti più utenti.

  • Cos’è per te il social reading?

Tutti abbiamo la possibilità di esprimere un parere su un qualcosa che reputiamo importante e le varie piattaforme per il social reading aiutano a condividere i propri pensieri sul libro in lettura o su quello appena terminato. L’importante a mio parere è sempre quello di tenere conto della veridicità di alcuni pareri piuttosto che di altri. Queste piattaforme danno sì l’opportunità ad un vasto pubblico di esprimersi ma è sempre meglio capire a quale commento affidarsi e a cui fare riferimento. Ecco perché nelle mie recensioni cerco sempre di dare un parere sincero e personale, sia che il libro mi è stato recapitato direttamente dalla casa editrice che lo pubblica (e quindi potrebbe andare a loro discapito, ma preferisco l’onesta intellettuale con chi mi legge) sia che il libro l’ho acquistato io.

  • Cosa ne pensi delle piattaforme di social reading (aNobii, GoodReads…)?

Trovo piattaforme come Anobii e Goodreads delle grosse opportunità per accrescere sempre di più la cerchia dei propri amici lettori. È difficile nella vita fuori dei social aver la possibilità di scambiare opinioni con conoscenti lettori. In queste piattaforme, invece, si prende coscienza che vi sono molti utenti con la tua stessa passione e puoi parlarne con loro per conoscere sempre di più e anche per provare a leggere qualcosa di diverso, uscendo così dalla tua zona di comfort. Io personalmente non uso Anobii e solo recentemente ho aggiornato il mio profilo Goodreads ma solo perché gli stessi utenti che mi seguono su Instagram sono coloro i quali mi seguono su Goodreads. Quindi preferisco concentrarmi su un’unica via di condivisione che per è, appunto, il mio profilo Instagram. È un peccato però che questi social specifici per un pubblico di lettori siano poco pubblicizzati e quindi sconosciuti a molti.

  • Come descriveresti il social reading su Instagram?

Il social reading su Instagram è molto più immediato e lo preferisco. Si cattura l’attenzione di qualcuno prima ancora con una foto e poi con il proprio commento. Credo che Instagram dia anche la possibilità di ampliare le tematiche su cui parlare. Ma anche qui, come per qualsiasi social, è bene non fare affidamento su tutti i quali esprimono una opinione. Apprezzo i commenti sinceri e diffido dagli accumulatori seriali di libri che magari comprano più di quello che leggono.

  • Come vivi la community dei lettori su Instagram?

Una delle cose che mi sorprende sempre e che non mi aspetto mai è che per chi mi segue il mio parere è importante. È una cosa a cui ancora non sono abituato e me ne meraviglio ogni volta. Ho conosciuto tantissime persone e sto crescendo tantissimo. Mi piace scambiare pareri sotto le foto che pubblico e nelle stories che faccio. C’è sempre qualcuno pronto a commentare e a fare sapere la propria idea anche sulla foto. C’è voluto un po’ di tempo per entrare in questa community di lettori e conoscere chi ne fa parte, ma è una grossa risorsa, se usata nelle giuste dosi, condividere questo spazio con lettori affezionati e partecipi.

  • Cosa ne pensi dello strumento delle Stories e come lo utilizzi?

A differenza di molti che criticavano lo sbarco delle stories anche su Instagram, dato che lo stesso format di comunicazione esisteva già su Snapchat, mi sono fin da subito divertito a scattare delle vere e proprie istantanee che durano solo ventiquattro ore. Le stories, poi, mi hanno aiutato a mostrare anche il mio viso e a far sentire la mia voce agli utenti. Nelle mie foto su Instagram non mi mostro sempre, quindi le stories hanno contribuito a far conoscere chi sta dietro alla foto che pubblico e alla vita che conduco. Solo recentemente ho anche usato le stories per parlare brevemente delle letture appena terminate e per accrescere la possibilità di scambio di pareri. Uso le stories anche scrollarmi di dosso lo stress universitario… mi diverte sapere che non sono l’unico studente stressato!

 

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