“Tokyo Express”, Matsumoto Seichō

“Era così evidente che si trattava di un suicidio d’amore che sui volti degli agenti aleggiava un senso di delusione.”

Per cinque anni, tutte le mattine, ho preso un treno che dalla mia città si dirigeva verso il piccolo paese dove ho frequentato il liceo. Molte volte il treno ci ha abbandonato al freddo in una piccola stazione dimenticata e diroccata, altre volte i numerosi ritardi hanno costretto la noia e la stanchezza a mostrarsi senza preavviso. Questo succedeva tra il 2011 e il 2016 e non credo che la situazione sia differente tutt’oggi. In Giappone, invece, già nel 1958 i treni erano puntualissimi, tanto da permettere di calcolare nei minimi dettagli un omicidio che silenzioso si consuma sulla baia rocciosa di Hakata, nell’isola Kyūshū. L’affascinante noir di Matsumoto Seichō, considerato il Simenon nipponico, apparso nel 1958 in Giappone è stato pubblicato in Italia in questi giorni da Adelphi Edizioni.

Se Sherlock Holmes e il dottor Watson hanno da sempre fatto parte del nostro panorama culturale come il duo perfetto che non ha mai sbagliato un colpo nel risolvere i casi più disparati, dovremmo concentrarci, da adesso, nelle figure del vecchio e malinconico investigatore Torigai Jūtarō e del giovane e acuto collega Mihara Kiichi. Tokyo Express si è rivelato sorprendente: non solo per la storia che mette in gioco la partecipazione del lettore ma anche per la peculiarità dei suoi personaggi. Un noir perfetto dove ogni mossa è scandita dal ticchettio di un orologio e delle coincidenze dei treni che percorrono tutto il Giappone.

“Una messinscena ha sempre uno scopo, un interesse.”

In una cala rocciosa nei pressi di Hakata vengono ritrovati due corpi appartenenti ad un uomo e una donna, entrambi giovani e belli. Il medico legale non ha dubbi: le loro guance rosse escludono un omicidio. Si tratta di un suicidio causato dall’assunzione del cianuro. Un suicidio d’amore, non c’è altra scusa. Tutti ne sono delusi, troppo rumore per nulla. Il vecchio Torigai Jūtarō comprende che la verità non è quella che tutti hanno condiviso. Ci deve essere qualcosa sotto. Cosa lega i due i corpi? Come sono arrivati fin lì? Perché si sarebbe uccisi? Chi sono?

Jūtarō e Kiichi, diffidando dalla trappola delle idee preconcette e delle false apparenze, dotati di una perseveranza fuori da ogni logica, tra orari di treno e versioni di una stessa storia, passano sette lunghi mesi nelle tracce di un colpevole e del movente della tragedia. Perfetto è l’alternarsi del loro punto di vista che ci viene proposto sotto forma di alcune lettere che i due, da una parte all’altra del Giappone, si scambiano. Il caso sarà risolto solo con la ricostruzione di una vicenda che perfetta si incastra tra coincidenze e treni in partenza, ma riesce ad avere senso unicamente con la convinzione che dare per scontato gli avvenimenti non è mai una soluzione.

“Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontato. E questo è pericoloso. Quando il senso comune diventa un dato di fatto spesso ci induce in errore.”

Non sono solo i personaggi ad attraversare da una parte all’altra il Giappone in cerca di indizi che incastrino i sospettati. Il lettore, sedendosi sul lato finestrino, diventa un pendolare tra treni espressi e navette, e osserva curioso il panorama che si estende e scorre lento ai suoi occhi. Scorci di baie dai colori chiari si alternano ai freddi paesaggi dell’isola di Hokkaidō. Ma al lettore non appartiene unicamente il ruolo di spettatore, nel procedere della lettura si avrà la voglia di arrivare prima diJūtarō e Kiichi alla risoluzione del caso. Il Giappone non è mai stato così vivo e ricco di mistero: nei suoi luoghi, nelle sue tradizioni, nei suoi abitanti.

Spero di avervi incuriositi, a presto.

Loris.

 

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