“4 3 2 1”, Paul Auster

Più leggo e più i miei gusti di lettore si vanno ad affinare. Sono sempre alla ricerca di quei libri che una volta terminati non mi lascino indifferente. Leggere per me, è sempre una occasione per ampliare la mia visione su di un argomento, su di un modo di vivere, su fatti storici. Sempre per questo motivo non organizzo mai i libri che devo leggere. Preferisco attendere il momento giusto per farlo. Leggere è un impegno e come tale va fatto con dedizione e attenzione. Per questo ho temporeggiato qualche settimana con la lettura di “4 3 2 1″ di Paul Auster ultimo uscito in casa editrice Einaudi.

“La sua vita era appena iniziata, si disse Ferguson, la sua vita non era nemmeno cominciata, e la parte più essenziale di lui era già morta.” 

I libri di Auster, anche se non tutti li leggono, si conoscono perché si vedono sempre da tutte le parti: social, librerie, e-commerce. Conoscevo per fama “Trilogia di New York”, “Follie di Brooklyn”, “Diario di inverno”. Arriverà anche il loro momento. Così, da novembre a dicembre, ho avuto la compagnia di quattro versioni di uno stesso personaggio, Archie Ferguson. Quello che cattura dell’ultima fatica di Auster è, in primis, la sua struttura. Quattro storie diverse dentro un unico volume, tutti con quasi la stessa miriade di personaggi. A cambiare il corso della narrazione sono le vicende che si susseguono e i modi dei personaggi di affrontarle. Ma le quattro storie non sono individuali le une dalle altre, sarebbe riduttivo non cogliere un legame tra di esse. Tutt’e quattro offrono una visione complessiva di una unica vita, quella di Archie. Perché, in fondo, Ferguson, è sempre lo stesso. E non si preferisce una versione piuttosto che un’altra. Si amano tutte con lo stesso amore incondizionato.

“La mia anima è nella tua anima, Archie. E lì resterà sempre, anche quando il mio corpo non ci sarà più.”

Nonostante le storie dei quattro Ferguson siano sempre diverse, c’è sempre un filo rosso che collega le quattro molteplici identità. Auster concettualizza l’infinita molteplicità della vita, regalando ai lettori un personaggio indimenticabile perché completo, pulsante di vita ma debole allo stesso tempo. Nelle vite di Ferguson si mescolano una infinità di personaggi e vicende storiche. Il grande romanzo americano creato da Auster mira a celebre e al contempo criticare aspramente quel posto a stelle e strisce dove i sogni nascono e muoiono soffocati dalle masse, dalle guerre inutili, dai movimenti anarchici. La guerra del Vietnam, l’assassinio di Kennedy, le rivolte del 1968 fanno da background alle vite di Archie Ferguson, modificando la quotidianità della sua vita. I momenti di passaggio dalla fanciullezza all’età matura sono scanditi da una serie di avvenimenti ed esperienze che condizionano la sua vita. È insieme alla sua prima ragazza, quando al telegiornale comunicano la notizia dell’assassinio del presidente Kennedy o sarà insieme ai suoi coetanei quando si troverà in mezzo ad una rissa sfociata da atteggiamenti razzisti nei confronti di un suo amico di colore. Ma Ferguson cresce anche grazie ai consigli letterari e musicali della zia Mildred. C’è una grande attenzione per le letture, per l’arte, come mezzi quest’ultimi per crescere e allargare i propri orizzonti.

“Due come una cosa sola, non più distinti e separati.”

Bellissimi scorci su New York, sulle paludi del New Jersey, sul palpitare delle luci nei locali e sul brusio sommesso di parole che girano tra i tavoli piene di calici di birra. La scrittura di Auster è ricca di dettagli, così da avere una visione complessiva anche di personaggi secondari. Il lettore si orienta così in un puzzle di avvenimenti che mai si confondono, perché Auster pur non essendo mai ripetitivo, chiarisce sempre le vicende passate.

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Era dai tempi del giovane Holden che non mi affezionavo e non mi rispecchiavo in un personaggio così. Credo che ci vorrà un bel po’ di tempo per leggere un libro altrettanto vivo come l’ultima perla di Auster. C’è tanto di cui parlare, ma solo una lettura appassionata del libro può far comprendere quanto impegno e quanto amore Auster riversa nelle pagine di questo libro e nel suo protagonista. C’è autenticità nella storia, si percepisce quella scintilla che nasce quando un libro è scritto con la tenera consapevolezza di voler bene alla propria creatura letteraria.  Un libro “4 3 2 1” per cui rimanere senza fiato, uno di quei libri in cui vorresti che “l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” 

È il romanzo dei miei vent’anni e lo sarà per sempre.

A presto,

Loris.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paola Lorenzini ha detto:

    Io non amo (né disprezzo, mi è piuttosto indifferente) Auster, ma mi è piaciuta molto la definizione che ne hai dato alla fine dell’articolo. Ora mi devo spremere un po’ le meningi per pensare a quale sia il libro dei miei vent’anni… Probabilmente qualcosa di Antonio Tabucchi.

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    1. Loris Insinna ha detto:

      Ah, Tabucchi. Ho letto “Si sta facendo sempre più tardi”… Meraviglia.

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  2. Una recensione davvero fantastica, mi ha fatto venire voglia di leggerlo al più presto! Ho una relazione strana con Paul Auster, pur non avendo letto nulla di suo. Non so con che suo libro iniziare e tutte le volte cambio idea. Inizialmente volevo iniziare con La Trilogia di New York, poi però ho cambiato idea e ho pensato fosse meglio Racconti 2, ma adesso sono di nuovo indecisa.. cosa consigli tu? 1 2 3 4 è un buon inizio oppure devo partire con qualcosa di più “soft”?

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    1. Loris Insinna ha detto:

      Credo che 4321 sia un ottimo inizio. Anche per me è stato il primo libro di Auster e non potevo scegliere inizio migliore.

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