“Spesso sono felice”, Jens Christian Grøndahl

“Capisco che il mio racconto può sembrare doloroso, ma io non sono una persona triste, lo sai bene. Spesso sono felice, come dice la canzone, felice dentro anche se non riesco a mostrarlo.”

Delle volte capita che io mi chieda se un uomo può mai immaginare cosa succede nella testa di una donna. Come riflette su ciò che la circonda, come analizza, studia, si chiede o prende decisioni. La mia domanda non è riuscita a trovare, fino a qualche giorno fa, una risposta secca tra il e il no. Fino a quando, voltando l’ultima pagina di “Spesso sono felice”, romanzo di Jens Christian Grøndahl, edito da Feltrinelli Editore nella collana “I Narratori”, ho capito che qualcuno ci è riuscito. Ci è riuscito Grøndhal, scrittore danese classe 1959, che per mezzo della sua protagonista Ellinor dona ritmo ad una vita segnata da tradimenti e inganni, da dolori e da lutti nati, forse, da un segreto mai rivelato.

Ellinor è una donna con diverse esperienze sedimentate all’interno di se stessa e per liberarsene decide di cambiare vita: l’età per farlo non ha importanza perché ora come mai sente di avere la forza per reagire alle conseguenze che le circostanze le hanno imposto di vivere.

“L’assenza mi è cresciuta dentro come un groppo che mi faceva mancare l’aria. Non mi sono mai sentita tanto sola. In fondo, siamo abituati al fatto che la realtà risponda ai nostri pensieri e sentimenti, o per lo meno li riecheggi. La morte rinchiude i vivi; la realtà a lungo andare ci è nemica.”

“Spesso sono felice” è una lunga lettera che Ellinor indirizza ad Anna, sua migliore amica morta a causa di una slavina sulle Dolomiti trent’anni prima durante una vacanza insieme, alla ricerca di un apparente porto sicuro dove potersi sentire protetta dopo la morte di Georg, marito di Anna e compagno dopo la morte di quest’ultima di Ellinor. Ad Anna vengono raccontati i ricordi e i momenti persi durante questi anni, ma anche segreti che Ellinor non è mai riuscita a rivelare per mancanza di tempo. Adesso Elli è una donna diversa e molte cose sono successe: vive nella vecchia casa di Anna insieme a Georg e i figli di quell’amore finito sotto la neve. Dopo la morte di Georg, Elli sente di non riuscire neanche più a stabilire un legame con i figli, con la casa e con quel quartiere che in fondo non le sono mai appartenuti. Decide di cambiare vita e trasferirsi nel vecchio quartiere che l’ha vista crescere. Ma anche quella zona è cambiata: prostitute, pusher e hipster popolano quelle strade. Ma a lei non importa: le basta solo che la nuova casa si affacci sulla vecchia casa della sua infanzia.

Sono proprio le parole distaccate di Ellinor che racconta la sua vita in queste pagine a rivelarsi coinvolgenti più di quanto si immagini. La storia è si sviluppa su una serie di intrecci che passo dopo passo vengono sciolti, spiegati. La morte prematura di Anna e la scomparsa imprevista di Georg portano Ellinor ad interrogarsi su cosa sia la morte, dato che quest’ultima ha cinto con il suo abbraccio le due persone più importanti che Ellinor avesse mai conosciuto.

“Non sono mai stata particolarmente profonda, anche se tu insistevi col dire che non era vero. Una volta preso il via, sono capace di parlare all’infinito, ma tu eri quella profonda, in armonia con.. be’, non so neanche con che cosa”

Per mezzo delle sue parole Ellinor svuota se stessa dalla fragilità che la accompagna da sempre: solo Anna sapeva comprendere e ascoltare. Con una scrittura incisiva, ma elegante e vitale Grøndhal scava all’interno dell’universo femminile, restituendo per mezzo di una donna fuori dal suo contesto sociale, un ampio ritratto sull’amore, sulle relazioni e sulla necessità di perdonare prima dell’inevitabile fine.

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