“L’uomo montagna”, Gauthier & Fléchais

“E tu che sei abituato a viaggiare, sai che arriva sempre un momento in cui bisogna andarsene”

Ci sono elementi della nostra vita che capiamo col tempo, con l’esperienza dell’errore e della scommessa. Non è che sia facile capirlo. Oltre all’ovvietà di questo dogma non ci siamo mai spinti a comprenderlo del tutto. Lo accettiamo così, per come viene. Mi piace la verità che si nasconde dietro una cosa ovvia, mi piace proprio per il fatto che l’ovvio tendiamo a tralasciarlo, cercando di capire cose più complicate che ci fanno solo perdere tempo. Il bambino, protagonista de “L’uomo montagna”, Graphic Novel che Tunué dedica ai più piccoli nella collana tipitondi, cerca di comprendere qualcosa che è più grande di lui, senza riuscirci nell’immediato.

“Un nonno non è più in grado di viaggiare, per via delle montagne che sono cresciute a dismisura sulle sue spalle.

Per lui è giunto il momento di partire per l’ultimo viaggio. Il suo nipotino, che vorrebbe accompagnarlo ma è troppo piccolo per aiutarlo a portare quel peso, coglierà l’occasione per cercare un vento potentissimo, col quale potrà smuovere una volta per tutte le mastodontiche montagne. Il bambino va, il nonno promette di aspettarlo.”

l-uomo-montagna.jpgNonostante sia un Graphic Novel per lettori dagli otto anni in sù, anche l’adulto può trarre insegnamento dalle parole dei personaggi. Un po’ come ne “Il piccolo principe”: lo si può leggere a otto anni e coglierne delle sfumature, lo si può leggere a 40 anni e imparare sempre qualcosa di nuovo che, grazie all’esperienza acquisita che ci ha dato possibilità di affinare un sesto senso ancora più acuto, prima non avevamo compreso.

Mentre i miei occhi scorrevano da una vignetta ad un’altra, mi sono immaginato in un futuro prossimo mentre leggo questo volume a quelli che un giorno saranno i miei figli, non vi ho mai fatto caso prima, è stato un pensiero che non sono riuscito a controllare. Ma ho pensato che mentre io leggevo loro questa storia e più di due paia d’occhi quindi si affacciavano sul mondo incantato creato da Séverine GauthierAmélie Fléchais, ognuno ne avrebbe tratto una lezione diversa. Non solo avremo la possibilità di condividere un momento insieme, ma questo momento sarà notevolmente produttivo. Se siete dei genitori, e state leggendo queste mie sghembe frasi, se posso, mi rivolgo a voi cautamente, dicendovi: leggete “L’uomo montagna” ai vostri figli e imparerete con loro la lezione che il bambino ha scoperto solo, senza che nessuno lo aiutasse o lo spingesse verso il suo obiettivo.

l-uomo-montagna-1.jpgUna metafora sugli ultimi anni della vita, nonché delle prime esperienze che portiamo sempre con noi, su una giovinezza spensierata che si trova per la prima volta a cercare di comprendere perché chi ci vuole bene ci lascia sul più bello. Tematiche forti, ma ammortizzate dagli splendidi e delicati acquarelli  di Amélie Fléchais, autrice transalpina già nota in Italia per “Il sentiero smarrito” e “Lupetto Rosso”. I disegni sembrano nascere da macchie di acqua che si incontrano sulla cellulosa ruvida di un foglio, dando vita ad ambientazioni fantastiche, alberi parlanti, sassi che si divertono a rotolare a rotta di collo e a saggi stambecchi dalle corna d’oro. Personaggi indimenticabili, a cui vorremmo bene sin dal primo momento e con cui avremo il piacere di trascorrere una dolce serata invernale.

Loris.

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