“Gli assalti alle panetterie”, Murakami Haruki

“Mi sdraiai sul fondo e chiusi gli occhi, aspettando che l’alta marea mi portasse nel luogo al quale appartenevo”

Sono davvero poche le pagine di questo racconto, scritto dal nipponico Murakami Haruki nel 1987. Ma non è una questione di pagine. Suppongo che le pagine non facciano un libro. Ma le sensazioni, quelle sì che contano davvero. Sarò di parte, lo ammetto. Stravedo per le pagine di Murakami. Ho accompagnato Toru Watanabe in “Norwegian Wood” a far chiarezza sui suoi sentimenti, e l’innominato protagonista de “Il segno della pecora” a cercare la verità all’interno di una fotografia. E come non annoverare Aomame ne “1Q84”? I personaggi di Murakami appartengono ad un insieme dai confini sfumati, come i loro stessi corpi. C’è sempre una fugacità nella linea di demarcazione delle trame. C’è un forte chiaro scuro nell’intimo dei personaggi creati da Murakami. Chiaroscuro espresso magistralmente nelle tavole ad acquarello disegnate da Igort, illustratore di questo volume edito da Einaudi Editore nella collana Supercoralli. Igort, nome d’arte di Igor Tuveri, è uno dei più importanti illustratori italiani. Ha iniziato la sua carriera nella Bologna di fine anni Settanta lavorando su riviste come “Linus”, “Alter” e “Frigidarie”.

Il volume è diviso in due capitoli: “L’assalto a una panetteria” e “Il secondo assalto a una panetteria”, quest’ultimo, fonte di ispirazione per due cortometraggi: nel 1982 “Attack on the Bakery” di Naoto Yamakawa; e nel 2010 “The Second Bakery Attack”, di Carlos Cuaron, con Kirsten Dunst.

“Avevamo fame. Anzi, per l’esattezza, ci sembrava di aver inghiottito il vuoto cosmico, quella era la sensazione. All’inizio era un vuoto piccolo, dalle dimensioni del buco di una ciambella, ma col passare dei giorni andava espandendosi all’interno del nostro corpo e prendeva le dimensioni di un abbisso senza fondo.”

Un lettore seriale di Murakami lo saprà bene: non bisogna stupirsi più di tanto se in un suo libro si assiste ad una pioggia di sardine o se una ragazza dalle orecchie bellissime e con strani poteri decide di scomparire nel nulla. Ne “Gli assalti alle panetterie” sarà invece una maledizione lanciata da un panettiere a infiltrarsi tra i nostri personaggi. “Dio è morto, al pari di Marx e di John Lennon” e i due amici hanno fame. Ma non di un languore che cessa se accontentato con un boccone: una fame che lacera il corpo, atrofizza i muscoli, addormenta il cervello. Una fame spirituale che non trova senso di riempimento. panetteria-murakama

Anche questa volta i protagonisti non hanno un nome, quasi a confermare lo loro perenne condizione di non sentirsi parte di un qualcosa. Esclusi da una metropoli che mai dorme, ai margini della notte, bevono la birra Asahi e parlano, esorcizzando la fame che rimane. I due amici, allo stremo delle loro forze e senza un soldo in tasca, decidono di attaccare la panetteria che osservano ormai da un po’. Non c’è un senso di colpa, non serve quando hai fame; per essa non vi è spazio. Aspettano che una cliente lenta esca e poi si attacca. Entrati, i due puntano le loro armi dritti in faccia al panettiere. Ma quest’ultimo non sembra provare terrore, anzi. Inviterà i due a prendere tutto il pane di cui hanno bisogno. Nell’incredulità i due continuano a minacciare l’uomo dietro al bancone.

“-Siamo qui per compiere un reato.

-Sì, sì

-Quindi non accettiamo elemosine da un estraneo

-D’accordo

-Parlo sul serio.

-Ho capito, – disse di nuovo il padrone annuendo. – Allora facciamo così. Voi prendete tutto il pane che volete, e io vi lancio una maledizione. Vi va bene?”

illustrazione-di-igort-gli-assalti-alle-panetterie-einaudi-2016

Ogni libro, sembra quasi avvicinarci alla verità che Murakami cela dietro i suoi personaggi. Questa volta però i nostri protagonisti riusciranno a trovare un rimedio a quel magma che li sovrasta e che li esclude dagli altri che li circondano, trovando una soluzione nel secondo e ultimo capitolo del libro. Ma non voglio svelarvi nulla: un finale inatteso vi attende, basta voltare pagina.

Loris.

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