“Storie del Barrio”, Gabi Beltrán & Bartolomé Seguí

schermata-2016-12-30-alle-15-26-36C’è una velata melancolía nel barrio di Palma di Maiorca. Una nube di grigiore che uniforma ogni giorno, fotocopia di quello precedente. Fino a quando la risma di carta termina e nessuno si accorge di niente per anni. Poi la carta ingiallisce, si sgretola ai margini e finisce dritta in uno scaffale di un archivio inaccessibile. Poi, in un giorno non tanto lontano, Gabi Beltrán e Barolomé Seguí si incontrano e decidono di ridare colore ad una vecchia storia che si ripete per ogni generazione che nasce tra quei vicoli stretti e quel mare immenso delle Baleari. È strano pensare che un’isola, immersa in un infinito mare si riveli una trappola da cui uscire è sempre più difficile man mano che il tempo passa. Ecco perché Gabi, protagonista di questa storia, si spinge più lontano che può ogni volta che si tuffa nel suo mare. Ma nonostante si nuoti il più velocemente possibile e si raggiunga la boa più lontana il corpo si stanca e ritorna indietro, sconfitto, verso la salvezza apparente della spiaggia. Al mare si affiancano i libri e la musica, posti sicuri nei quali Gabi si riconosce e scopre se stesso. Tra il bordo del mare e quello del cielo c’è la salvezza. La salvezza dai genitori che non si sopportano, dalla droga, dalla stessa adolescenza costruita su brutte esperienze, dal non riuscire ad adattarsi. E questa più di altre problematiche spaventa Gabi e lo rende diverso dai suoi amici del Barrio. Questa è la cornice che fa di questo graphic novel il vincitore del Primo Premio de Cómic Ciutat de Palma nel 2011.

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“Pensavo che tutto il bene fosse al di là dell’orizzonte. Pensavo che laggiù, oltre la linea sotto la quale sparivano le barche, alle madri non saltassero i nervi e i padri non fossero alcolizzati.”

Le strade sono roventi a Maiorca. L’aria si mischia alla polvere e diventa irrespirabile. Anche leggere un fumetto sulle galassie lontane è difficile. E allora è meglio appartarsi all’ombra dell’appartamento del Signor Paco, vecchio solo e tatuato di mille avventure che non ci è dato conoscere. Più che con i suoi coetanei, Gabi riesce a parlare con il vecchio seduto ogni giorno sulla stessa sedia a bere sempre lo stesso vinero. Il signor Paco sembra aspettare qualcosa tant’è che confessa al ragazzo:

“L’unica cosa che uno fa nella vita, Gabrielero, è aspettare. Anche se non ce ne rendiamo conto.”

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Gabi cerca conforto e qualcuno che lo ascolti, ma nessuno è disposto a farlo. I migliori amici vanno via subito, mentre gli altri… prolungano di qualche altro momento la loro vita breve.  Le adolescenze finiscono e con esse l’illusione di un possibile futuro più limpido.

L’opera grafica del duo di Maiorca, Beltrán e Seguí, è più di un romanzo grafico, è un romanzo di vita, un lungo monologo, un’opera di formazione, una storia di legami spezzati per via di parole non dette, racconto di macchine veloci e pistole puntate, favola di fatiche e luoghi esotici, leggenda di ragazzi che sfidano il destino e meticolosa descrizione di un’epoca. Tante sono le cose che succedono tante quante sono le tavole che si incastrano e danno vita alla storia di Gabi. Nonostante il gap dei salti temporali, conosceremo un Gabi appena adolescente e lo lasceremo uomo, agli occhi del lettore tutto segue un suo armonioso percorso. Il tutto è unito alla perfezione da una rilegatura solida e di carattere, tipica d’altronde di tutte le opere curate da Tunué.

“Odiavo i miei amici. Ogni volta più violenti, più rinchiusi nel nostro piccolo mondo. Senza speranza. Odiavo il Barrio. Quel luogo triste e sporco. Un buco nero che attirava solo le cose più brutte della vita. […] Sarei uscito un giorno da quel buco nero?”

Il tempo scorre e le attrattive che piacciono ai ragazzi del Barrio mutano e diventano pericolose. Le nuotate estive diventano sempre meno frequenti, i giochi con la palla nella piazza si annullano e si sostituiscono le lotte nel parco di notte e le corse clandestine con macchine rubate nelle strade sterrate delle campagne attorno al paese. Dopo la scomparsa del padre e la definitiva rottura con la madre a Gabi rimane solo una certezza a cui appigliarsi: la nonna. La sua statura imponente blocca l’orgoglio di Gabi che ridimensiona la propria indole alla piccola cosa in cui abita.

“Mia nonna aveva gli occhi blu, la pelle morbida, e tutto il dolore del mondo ripartito tra le sue ossa. Aveva anche un armadio enorme che scricchiolava in piena notte. Un armadio che ospitava tutte le mie paure.”

Gabi forse lo siamo stati un po’ tutti. Quando in un particolare periodo della nostra vita stava stretta anche la piazza del nostro paese, quando guardare il mare all’orizzonte voleva dire perdersi in terre lontane di mondi che potevano esistere solo nella nostra mente. Ma come Gabi rimane ancorato al Barrio, anche noi facciamo del nostro posto l’unica sicurezza possibile aldilà del mare. E odiamo per questo motivo il nostro Barrio, ma una volta lontani da esso ci ritorna in mente, perché Barrio vuol dire inevitabilmente Casa.

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Autore: Gabi Beltrán, Bartolomé Seguí
Collana: Prospero’s Books
Formato: 17×24; 304 pp a colori; cartonato; Euro 24,90.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pistacchi di carta ha detto:

    Bellissima recensione, è un po’ che voglio leggere questa graphic novel. Mi piace molto l’idea e l’immagine del mare come “fuga” dai pensieri e dai problemi del barrio.

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    1. Loris Insinna ha detto:

      Ciao! Grazie per averla letta. La storia di Gabi e del Barrio è piaciuta a molti quelli a cui l’ho consigliata. Piacerà molto anche a te!

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